Che vuole veramente il Cav.
Attendismo & tempismo l’ultimo mantra dello stratego ex populista
“Ora si mettono a fare strani scoop gemellari, prima partorisce il Foglio e poi Repubblica”. Lo stato maggiore del Pdl ha passato l’intera giornata a spiegare che non è vero quanto scritto venerdì scorso dal nostro giornale, confermato come indiscrezione esclusiva ieri da Repubblica. Silvio Berlusconi non ha deciso di premere sul Quirinale per le elezioni a novembre, tanto meno propone uno scambio tra la data delle urne e la legge elettorale.
3 AGO 20

“Ora si mettono a fare strani scoop gemellari, prima partorisce il Foglio e poi Repubblica”. Lo stato maggiore del Pdl ha passato l’intera giornata a spiegare che non è vero quanto scritto venerdì scorso dal nostro giornale, confermato come indiscrezione esclusiva ieri da Repubblica. Silvio Berlusconi non ha deciso di premere sul Quirinale per le elezioni a novembre, tanto meno propone uno scambio tra la data delle urne e la legge elettorale, fanno testo invece quel che dichiarano i notabili del partito, dal numero uno Angelino Alfano a Renato Brunetta, in consonanza con le altre anime del centrodestra: Monti è arrivato per governare l’emergenza, che è là tutta intera, con un cronoprogramma da brivido per i mesi di settembre e ottobre, bisogna fare la legge finanziaria e gestire la questione del Fiscal compact e oltre, è in ballo anche la riscrittura eventuale dei trattati, è in gioco lo spread con i sistemi calmieratori, la crisi delle banche e del lavoro è ad alta tensione, sono in questione grandi e decisive opzioni europee e americane, dunque fermi tutti, ragioniamo eccetera.
Questo in effetti è lo stato d’animo di Berlusconi, che però varia e venerdì scorso volgeva alle brume di novembre. Incerto ma saldamente convinto della sua incertezza, come gli capita spesso, per il bene e per il male, il Cav. considera le attese solo una scelta oculata dei tempi. Gli è capitato di tirare troppo la corda, e di vedersela spezzare quando non avrebbe voluto, ma il gusto del rischio calcolato è superiore all’irruenza psicologica.
La storia dei processi, come ieri ha spiegato con uno zelo ammirevole l’avvocato e parlamentare di casa Niccolò Ghedini, è una bubbola. Il voto a novembre come voto prima della sentenza del caso Ruby non sta in piedi. Il Cav. naturalmente è preoccupato. Non gli piacciono le attenzioni speciali del gruppo guidato dal dottore Antonino Ingroia, che vuole dimostrare una trattativa Berlusconi-Dell’Utri, per la bellezza di una nuova campagna mediatica, con le stesse risibili carte che lo inducono a parlare di una trattativa stato-mafia. Non gli piace l’idea di essere condannato da un supremo collegio femminile per prostituzione minorile e concussione, a Milano, in casa della dottoressa Ilda Boccassini. Ma anche qui regna sovrana l’incertezza.
La storia dei processi, come ieri ha spiegato con uno zelo ammirevole l’avvocato e parlamentare di casa Niccolò Ghedini, è una bubbola. Il voto a novembre come voto prima della sentenza del caso Ruby non sta in piedi. Il Cav. naturalmente è preoccupato. Non gli piacciono le attenzioni speciali del gruppo guidato dal dottore Antonino Ingroia, che vuole dimostrare una trattativa Berlusconi-Dell’Utri, per la bellezza di una nuova campagna mediatica, con le stesse risibili carte che lo inducono a parlare di una trattativa stato-mafia. Non gli piace l’idea di essere condannato da un supremo collegio femminile per prostituzione minorile e concussione, a Milano, in casa della dottoressa Ilda Boccassini. Ma anche qui regna sovrana l’incertezza.
Un’assoluzione sarebbe la manna. Ma una condanna che cosa dimostrerebbe? Il processo di primo grado sarebbe, con una conclusione infausta, il teatro politico e civile perfetto per dimostrare il grande assunto principale: è in atto una persecuzione politica mascherata da indagine e iniziativa penale, che ha fatto leva mediatico-giudiziaria sulla privacy di un giro di amicizie e di feste private, trasformandole in capi d’accusa inverosimili e in una condanna moralistico-politica che non regge alla prova della realtà (non ci sono concussi, non c’è sesso con minorenni, niente di niente).
Infine, Berlusconi è sempre più dell’idea che il governo Monti è una sua forza, non una debolezza. Le impazienze rovinose di Bersani, lo scalpitare della sinistra manettara, l’attacco sgangherato a Napolitano, il governo del delicato rapporto con una Merkel egemonistica, tutto congiura a favore di una transizione di sistema in cui la sua forza ha un ruolo centrale.
Infine, Berlusconi è sempre più dell’idea che il governo Monti è una sua forza, non una debolezza. Le impazienze rovinose di Bersani, lo scalpitare della sinistra manettara, l’attacco sgangherato a Napolitano, il governo del delicato rapporto con una Merkel egemonistica, tutto congiura a favore di una transizione di sistema in cui la sua forza ha un ruolo centrale.